lunedì, luglio 14, 2008

Sigur Ròs live 2008 a Firenze

“On is on and off is off, on is on and off is off!”
Credo che abbia più o meno esordito in questo modo Helgi Jonsson coraggiosissimo special guest dei Sigur Ròs che ha aperto il concerto di Firenze armato di un trombone con cui ha richiamato le truppe all’ordine, per passare poi a voce e chitarra. Piacevole, dolce ed energico, molta strada da fare, ma ammirevole (lo abbiamo visto poi alla sezione fiati - e vocals - durante il concerto dei nostri amati 4).
Ho aspettato questo concerto per mesi e, causa caldo infernale del pomeriggio, ci sono arrivata con un mal di testa allucinante (la maledizione di Orri – il batterista - che durante il tour in Messico ne è stato vittima). Comunque…. Con che cosa cominceranno?
Inaspettatamente per me con Svefn-G-Englar tanto per consentire i primi 10 minuti di ambientamento.
Il palco… è come solitamente il loro, strapieno, ci sono 5 palle sospese sullo sfondo che nella notte si accenderanno di luci colorate. Ho fatto un giro sotto il palco prima dell’inizio del concerto per fotografare piccole cose, che mi sono già molto familiari (come in Heima). Mi aspettavo che iniziassero a presentare i nuovi brani, invece continuano con Glosoli che dire….ci abbandoniamo a Jonsi che prima ci blandisce con la sua voce angelica e poi ci trafigge letteralmente con il suo “dannato” archetto sulle sei corde.
Se non ricordo male la prima cosa nuova che suonano è Við spilum endalaust seguito da una versione più morbida del solito di Hoppipolla (una batteria meno orri/animale del solito…).
E poi credo che inizi il….disastro, problemi con il pianoforte (Ó nei!!!!). Il povero Kjartan perde, credo, 10 anni di vita, Jonsi sospira e si scusa, penso che tirino anche quattro madonne in islandese, noi li applaudiamo, incoraggiandoli. Ma questo significa che ci perdiamo l’eventualità di sentire ágætis byrjun, starálfur e, maledizione, Inní mér syngur vitleysingur canzone che avevo avuto il desiderio per settimane di sentire live, ma che essendo introdotta dai fiati e da quattro fondamentali battute di piano, senza non si può fare……(Ó nei!!!!). Grande disappunto. Per fortuna, nel pomeriggio eravamo andati a fare un bel giro dentro al Giardino dei Boboli, e ci siamo sentiti parte del sound check, e fra cui appunto Inní mér syngur vitleysingur, seduti su una panchina all’ombra di una statua ed in compagnia di tre gatti sgodevoli e sonnolenti.
Mi sono portata dietro solo la macchina fotografica piccola e me ne dispiaccio, del resto ho un mal di testa paralizzante e non ho la forza di sgusciare fra le prime file e fare foto migliori. Ho solo la forza di ascoltare. Quando partono con Gobbledigook (che non ho ancora imparato a pronunciare) non so cosa fare, ballare saltare fotografare o piangere! E’ un’esplosione di colori, di luce di movimento.
Mauro ed io prima del concerto avevamo fatto qualche riflessione sull’età media degli spettatori del concerto concludendo che avremmo potuto essere i genitori di una buona parte…
E’ stato un bel concerto a cui avrei voluto partecipare più attivamente, la più grossa delusione sono stata io.
Tuttavia “Inní mér syngur vitleysingur”: dentro di me canta sempre una folle…
P.S.: Mauro vuole un cappello a corona come Orri e io un vestitino come le amiina.

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